giovedì 25 dicembre 2014

Fiaba natalizia: l'orco fiorentino e il Paese senza lavoro

Nel Natale 2014 gli italiani, un popolo che credeva di vivere in una Repubblica democratica fondata sul lavoro, si svegliò povero e privato della speranza di potere risolvere i propri problemi trovando un lavoro.
L'orco fiorentino, che da qualche mese governava questo paese dalla invidiatissima storia, infatti aveva emanato i tremendi decreti attuativi del Jobs Act,  famelico mostro di cui nessuno conosceva le fattezze, ma poteva solo immaginare e verificare la pericolosità.
Il mostro era stato definito dal temutissimo Primo Ministro, con la sua riconosciuta abilità dialettica, una rivoluzione copernicana, nulla di più vero, in Italia non vi era più il lavoro al centro, ma disoccupazione, precarietà e stenti.
Lavoratori e lavoratrici saranno licenziati senza poter sperare di difendersi e vedendosi umiliare con un simbolico risarcimento economico.
A qualcuno sorge il dubbio che l'abolizione del lavoro dipendente sia una decisione presa per tutelare il futuro dello stesso orco fiorentino il quale, non avendo mai lavorato nella sua vita, temeva di doverlo fare al termine dell'esperienza governativa.
L'italia quindi, ex culla della civiltà, si avvia al nuovo anno in un clima di oscurantismo e barbarie dove la schiavitù torna per legge ad avere una legittimazione ed è ininfluente non avere limitato le tremende 46 formule contrattuali istituite dal padre politico del fiorentino: un pericolosissimo nano con i capelli sintetici, poiché contrariamente a ciò che avviene nei Paesi civili, dove il tempo genera crescita, in Italia genera povertà e difficoltà, ma non per tutti; infatti gli amici dell'orco saranno sempre più ricchi e felici.
Questa fiaba dell'orrore ha un difetto (mi scuso con i lettori): manca un finale lieto o tragico che sia, pertroppo come solo Dario Argento sa fare il pubblico continuerà ad essere il protagonista passivo e sventrato dal mostro che inconsapevolmente aveva salutato come proprio salvatore.
Buone feste
                                                                                               Francesco Vazzana

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