Continua la contesa tra il Governo, segnatamente Matteo Renzi e i lavoratori; dopo avere incassato il sì della Direzione del partito sull'intero pacchetto, il Presidente del Consiglio sposta l'attenzione mediatica dall'art.18 al TFR.
Negli intendimenti del Premier Segretario si vuole trasferire il TFR in busta paga con lo slogan "100 euro in più al mese", nel costume del nostro eroe una trappola mascherata da regalo, vediamo perché;
In prima battuta l'iniziativa potrebbe avere ricadute sociali pericolose, poiché la disponibilità economica immediata induce alla spesa e, in assenza di accantonamento, alla fine del rapporto priva lavoratrici e lavoratori di un risparmio che potrebbe rivelarsi utile;
secondariamente, un introito mensile aggiuntivo aumenterebbe l'imponibile ponendo molti di fronte al rischio di perdere i mitici 80 €, di conseguenza "Super Giovane" regala con una mano e ruba con l'altra;
ragionando in termini più politici, si dimentica come da anni si sia tutti impegnati sulla diffusione della previdenza integrativa questo ha trasferito somme ingenti ai fondi. Che futuro avrà la previdenza complementare, ma soprattutto da quale labirinto dovranno uscire i lavoratori;
ma in conclusione la domanda epocale: non era Lui ha definire la sua manovra come qualcosa di funzionale ad eliminare le differennze e le ingiustizie tra lavoratori di serie A e di serie B? Così facendo, non si discriminano e penalizzano ulteriormente coloro i quali - e sono tanti - che il TFR non ce l'hanno?
Chi è innamorato di Renzi, rifletta: accettare le condizioni di un Mercato del Lavoro stravolto non è come acquistare un materasso o una batteria di pentole.
Francesco Vazzana
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mercoledì 1 ottobre 2014
venerdì 1 giugno 2012
Ddl: Riforma del lavoro, ecco le misure
Articolo di Rassegna.it
Nuova assicurazione sociale per l'impiego, articolo 18, partite iva, apprendisti, collaboratori a progetto. Così cambierà il mercato del lavoro con il disegno di legge approvato dal Senato e che ora passa alla Camera per il via libera definitivoASPI. La nuova assicurazione sociale per l'impiego parte nel 2013 e sostituirà a regime, nel 2017, l'indennità di mobilità e tutte le altre indennità di disoccupazione. Vi rientreranno i lavoratori dipendenti, gli apprendisti e gli artisti. L'aliquota sarà gravata di un ulteriore 1,4% per i lavoratori a termine. Sarà possibile trasformare l’Aspi in liquidazione da prendere in una soluzione unica per avviare un'impresa. Perde il sussidio chi rifiuta un impiego con una retribuzione superiore almeno del 20% rispetto alla sua indennità.
ARTICOLO 18. Resta nullo il licenziamento discriminatorio intimato, per esempio, per ragioni di credo politico, fede religiosa o attività sindacale. Nei casi dei licenziamenti disciplinari (giusta causa o giustificato motivo soggettivo), minore discrezionalità del giudice nella scelta del reintegro, che sarà deciso solo sulla base dei casi previsti dai contratti collettivi e non più anche dalla legge. Niente reintegro automatico, invece, in caso di licenziamento per motivi economici; prevista in alcuni casi un'indennità risarcitoria. La procedura di conciliazione, obbligatoria in questo caso specifico, non potrà essere bloccata da una malattia “fittizia” del lavoratore (tranne che per maternità o infortuni sul lavoro).
PARTITE IVA. Saranno considerate “vere” quelle con un reddito annuo lordo dai 18mila euro in su. In caso di retribuzione inferiore ci sono però altri vincoli: la durata di collaborazione non deve superare otto mesi (erano 6 nel ddl originario); il corrispettivo pagato non deve essere superiore dell'80% di quello di dipendenti e co.co.co (75% nel ddl); il lavoratore non deve avere una postazione fissa in azienda: per esempio, si può avere il telefono ma non una scrivania.
CONTRATTI A TEMPO. Sarà di un anno la durata massima del primo contratto a termine, che potrà essere stipulato senza specificare la causale. Le pause obbligatorie salgono dagli attuali 10 giorni per un contratto di meno di 6 mesi a 20 giorni e a 30 per uno di durata superiore. In questo caso il Parlamento ha reso più soft quanto previsto dal governo.
APPRENDISTI. Il Senato ha allentato i vincoli previsti dal governo. Sarà infatti sempre possibile assumere un nuovo apprendista, ma i contratti in media dovranno durare almeno 6 mesi e cambia il rapporto numerico con le maestranze qualificate.
CO.CO.PRO. Definizione più stringente del progetto con la limitazione a mansioni non meramente esecutive o ripetitive e aumento dell'aliquota contributiva di un punto l'anno fino a raggiungere nel 2018 il 33% previsto per il lavoro dipendente. Lo stipendio minimo dovrà fare riferimento ai contratti nazionali di lavoro. Si rafforza l'attuale una tantum per i parasubordinati. Ad esempio, chi ha lavorato 6 mesi potrà avere oltre 6mila euro.
MIGRANTI. Sale da 6 mesi a 1 anno la validità del permesso di soggiorno per il lavoratore extracomunitario che beneficia di interventi di ammortizzazione.
JOB ON CALL. Per attivare il lavoro a chiamata basta un sms alla Direzione provinciale del lavoro. In caso di mancato avviso l'azienda rischia da 400 a 2400 euro di multa. Sarà libero per under 25 e over 55.
COPERTURE DA VOLI E AFFITTI. Ridotte le deduzioni sulle auto aziendali e quelle sulla tassa al servizio sanitario nazionale, che si applica sulle assicurazioni Rc auto. Tagliato dal 15 al 5% lo sconto forfait previsto per chi dichiara con l'Irpef i redditi derivanti da affitto (non tocca chi applica la cedolare). Aumenta di 2 euro la tassa di imbarco aereo.
giovedì 10 maggio 2012
Storie precarie: il magazziniere che traduce Omero
pubblicata da Cgil Varese il giorno giovedì 10 maggio 2012
Monica Lang
Una laurea in lettere antiche e un contratto a tempo come magazziniere. La storia di Michele Giuriola, varesino lavoratore precario di 38 anni, racconta nei fatti la situazione dei tanti lavoratori - giovani, ma ormai non più soltanto loro - che nella nostra provincia sono in cerca di occupazione. Che a Varese il lavoro sia precario all'80% lo raccontano anche i dati ufficiali: otto contratti su 10 atipici nel 2011, numero di cessazioni maggiore rispetto agli avviamenti da due anni a questa parte, quasi 10mila contratti a tempo determinato della durata di UN SINGOLO GIORNO che, tradotti in posti di lavoro tradizionali, equivalgono a meno di 40 NUOVI POSTI DI LAVORO in un anno.
In occasione della Giornata nazionale contro la precarietà abbiamo però voluto dare la parola a Michele, uno dei tanti lavoratori invisibili che popolano la nostra provincia.
Laureato in lettere antiche, Michele oggi lavora come magazziniere a Gallarate con un contratto part-time a tempo determinato. Ma soprattuto Michele è un ex COCOPRO al CEPU, dove ha lavorato per 4 anni con una collaborazione a progetto nonostante avesse vincoli di orario e gerarchici, una postazione fissa nella sede Cepu e retribuzione commisurata alle ore svolte (elemento questo che caratterizza in particolare il lavoro subordinato). Il suo incarico, tra l'altro, coincideva pari pari con il calendario della scuola pubblica (a casa luglio e agosto, ovviamente senza retribuzione né indennità). Nel 2010 Michele ha fatto causa al CEPU, ma, come ha spiegato lui stesso: "molti colleghi nelle stesse condizioni preferiscono subire e tenersi stretto il lavoro". Michele rappresenta la quasi la totalità del lavoro di oggi, eppure "è difficile creare una coscienza condivisa - ha raccontato - e la mancanza di solidarietà dei miei colleghi di lavoro è la cosa che più mi ha ferito in tutta questa vicenda. Ho deciso di fare causa e tenere duro proprio perchè ho vissuto sulla mia pelle una fortissima ingiustizia e ritengo che qualcuno debba pure cominicare a dire di no e ribellarsi".
Monica Lang
Una laurea in lettere antiche e un contratto a tempo come magazziniere. La storia di Michele Giuriola, varesino lavoratore precario di 38 anni, racconta nei fatti la situazione dei tanti lavoratori - giovani, ma ormai non più soltanto loro - che nella nostra provincia sono in cerca di occupazione. Che a Varese il lavoro sia precario all'80% lo raccontano anche i dati ufficiali: otto contratti su 10 atipici nel 2011, numero di cessazioni maggiore rispetto agli avviamenti da due anni a questa parte, quasi 10mila contratti a tempo determinato della durata di UN SINGOLO GIORNO che, tradotti in posti di lavoro tradizionali, equivalgono a meno di 40 NUOVI POSTI DI LAVORO in un anno.
In occasione della Giornata nazionale contro la precarietà abbiamo però voluto dare la parola a Michele, uno dei tanti lavoratori invisibili che popolano la nostra provincia.
Laureato in lettere antiche, Michele oggi lavora come magazziniere a Gallarate con un contratto part-time a tempo determinato. Ma soprattuto Michele è un ex COCOPRO al CEPU, dove ha lavorato per 4 anni con una collaborazione a progetto nonostante avesse vincoli di orario e gerarchici, una postazione fissa nella sede Cepu e retribuzione commisurata alle ore svolte (elemento questo che caratterizza in particolare il lavoro subordinato). Il suo incarico, tra l'altro, coincideva pari pari con il calendario della scuola pubblica (a casa luglio e agosto, ovviamente senza retribuzione né indennità). Nel 2010 Michele ha fatto causa al CEPU, ma, come ha spiegato lui stesso: "molti colleghi nelle stesse condizioni preferiscono subire e tenersi stretto il lavoro". Michele rappresenta la quasi la totalità del lavoro di oggi, eppure "è difficile creare una coscienza condivisa - ha raccontato - e la mancanza di solidarietà dei miei colleghi di lavoro è la cosa che più mi ha ferito in tutta questa vicenda. Ho deciso di fare causa e tenere duro proprio perchè ho vissuto sulla mia pelle una fortissima ingiustizia e ritengo che qualcuno debba pure cominicare a dire di no e ribellarsi".
martedì 17 aprile 2012
giovedì 22 marzo 2012
Ci siamo.... anzi, rischiamo di scomparire!
Ci siamo, perché al netto degli emendamenti parlamentari - per i quali nutro scarsissime speranze - e sempre che il Governo, sul solco del precedente non ponga la fiducia, la riforma del mercato del lavoro è stata partorita.
Rischiamo di scomparie: vale per sindacati e lavoratori che da oggi sono ancora più deboli ed in balia delle logiche del profitto.
Non voglio in questa sede procedere con una disamina puntuale del provvedimento(non ne ho al momento gli strumenti) , ma su alcune questioni non posso tacere.
La prima, pare che le oltre 40 tipologie contrattuali che hanno generato un'insostenibile precarietà non siano state ridotte, questo significa che la ricattabilità dei lavoratori rimarrà invariata e che la necessità di garantire un futuro alle nuove generazioni non è un obbiettivo del governo.
La seconda, si parla di stabilizzazione dei precari dopo tre anni, se ricordo bene, grande vittoria? No assolutamente basterà stipulare contratti inferiori a questa soglia temporale per mantenere i lavoratori nell'incertezza del futuro.
Giova ricordare che già oggi i somministrati dovrebbero essere stabilizzati in carico all'utilizzatore, ma questo avviene in casi numericamente irrilevanti e a fronte di estenuanti trattative sindacali.
La terza, il manternimento dell'art.18 solo in caso di licenziamento discriminatorio: un capolavoro, sfido anche l'osservatore più attento a verificare in quanti casi si affermi che il licenziamento sia riconducibile a motivi raziali, di religene o di inclinazione sessuale.
Nei fatti, a 10 anni dalla manifestazione del Circo Massimo, i poteri forti hanno concluso un percorso: bnon esiste più l'art.18.
Oggi la CGIL ha deciso di mobilitarsi usando lo strumento più classico: lo sciopero, è necessario che anche i precari vi aderiscano poiché se non direttamente coinvolti poiché l'art. 18 per loro non ha mai rappresentato una garanzia, con la sua abolizione (nei fatti) è crollato un argine che avrà pesantissime ricadute sull'intero mondo del lavoro.
In conclusione, mi permetto una considerazione di carattere economico, riflettendo sul fatto che una crisi non si supera con i tagli, bensì con gli investimenti. Credo che nessuno sarà mai in grado di convincermi che licenziare sia funzionale ad aumenre l'occupazione. Se questo è vero, siamo in presenza del più odioso dei tagli.
Francesco Vazzana Segretario NIDIL Varese
Rischiamo di scomparie: vale per sindacati e lavoratori che da oggi sono ancora più deboli ed in balia delle logiche del profitto.
Non voglio in questa sede procedere con una disamina puntuale del provvedimento(non ne ho al momento gli strumenti) , ma su alcune questioni non posso tacere.
La prima, pare che le oltre 40 tipologie contrattuali che hanno generato un'insostenibile precarietà non siano state ridotte, questo significa che la ricattabilità dei lavoratori rimarrà invariata e che la necessità di garantire un futuro alle nuove generazioni non è un obbiettivo del governo.
La seconda, si parla di stabilizzazione dei precari dopo tre anni, se ricordo bene, grande vittoria? No assolutamente basterà stipulare contratti inferiori a questa soglia temporale per mantenere i lavoratori nell'incertezza del futuro.
Giova ricordare che già oggi i somministrati dovrebbero essere stabilizzati in carico all'utilizzatore, ma questo avviene in casi numericamente irrilevanti e a fronte di estenuanti trattative sindacali.
La terza, il manternimento dell'art.18 solo in caso di licenziamento discriminatorio: un capolavoro, sfido anche l'osservatore più attento a verificare in quanti casi si affermi che il licenziamento sia riconducibile a motivi raziali, di religene o di inclinazione sessuale.
Nei fatti, a 10 anni dalla manifestazione del Circo Massimo, i poteri forti hanno concluso un percorso: bnon esiste più l'art.18.
Oggi la CGIL ha deciso di mobilitarsi usando lo strumento più classico: lo sciopero, è necessario che anche i precari vi aderiscano poiché se non direttamente coinvolti poiché l'art. 18 per loro non ha mai rappresentato una garanzia, con la sua abolizione (nei fatti) è crollato un argine che avrà pesantissime ricadute sull'intero mondo del lavoro.
In conclusione, mi permetto una considerazione di carattere economico, riflettendo sul fatto che una crisi non si supera con i tagli, bensì con gli investimenti. Credo che nessuno sarà mai in grado di convincermi che licenziare sia funzionale ad aumenre l'occupazione. Se questo è vero, siamo in presenza del più odioso dei tagli.
Francesco Vazzana Segretario NIDIL Varese
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