giovedì 22 marzo 2012

Ci siamo.... anzi, rischiamo di scomparire!

Ci siamo, perché al netto degli emendamenti parlamentari - per i quali nutro scarsissime speranze - e sempre che il Governo, sul solco del precedente non ponga la fiducia, la riforma del mercato del lavoro è stata partorita.
Rischiamo di scomparie: vale per sindacati e lavoratori che da oggi sono ancora più deboli ed in balia delle logiche del profitto.
Non voglio in questa sede procedere con una disamina puntuale del provvedimento(non ne ho al momento gli strumenti) , ma su alcune questioni non posso tacere.
La prima, pare che le oltre 40 tipologie contrattuali che hanno generato un'insostenibile precarietà non siano state ridotte, questo significa che la ricattabilità dei lavoratori rimarrà invariata e che la necessità di garantire un futuro alle nuove generazioni non è un obbiettivo del governo.
La seconda, si parla di stabilizzazione dei precari dopo tre anni, se ricordo bene, grande vittoria? No assolutamente basterà stipulare contratti inferiori a questa soglia temporale per mantenere i lavoratori nell'incertezza del futuro.
Giova ricordare che già oggi i somministrati dovrebbero essere stabilizzati in carico all'utilizzatore, ma questo avviene in casi numericamente irrilevanti e a fronte di estenuanti trattative sindacali.
La terza, il manternimento dell'art.18 solo in caso di licenziamento discriminatorio: un capolavoro, sfido anche l'osservatore più attento a verificare in quanti casi si affermi che il licenziamento sia riconducibile a motivi raziali, di religene o di inclinazione sessuale.
Nei fatti, a 10 anni dalla manifestazione del Circo Massimo, i poteri forti hanno concluso un percorso: bnon esiste più l'art.18.
Oggi la CGIL ha deciso di mobilitarsi usando lo strumento più classico: lo sciopero, è necessario che anche i precari vi aderiscano poiché se non direttamente coinvolti poiché l'art. 18 per loro non ha mai rappresentato una garanzia, con la sua abolizione (nei fatti) è crollato un argine che avrà pesantissime ricadute sull'intero mondo del lavoro.
In conclusione, mi permetto una considerazione di carattere economico, riflettendo sul fatto che una crisi non si supera con i tagli, bensì con gli investimenti. Credo che nessuno sarà mai in grado di convincermi che licenziare sia funzionale ad aumenre l'occupazione. Se questo è vero, siamo in presenza del più odioso dei tagli.
Francesco Vazzana Segretario NIDIL Varese

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