mercoledì 28 gennaio 2015

Tutele crescenti, per il nuovo abitante del Colle


Oggi, nell'imminenza del primo giorno di voto per l'elezione del Presidente della Repubblica, il Presidente del Consiglio consulta il suo vero riferimento politico: Silvio Berlusconi.
Questo suscita in me lo spunto per qualche riflessione su un argomento che, altrimenti a differenza di tornate precedenti, avrei vissuto in un sostanziale disinteresse.
Disinteresse perché sono convinto che stiamo per vivere l'ennesimo passaggio che alimenterà la disaffezione degli italiani verso la politica; infatti, se non uscirà il colpo di teatro dell'ultimo minuto e verrà confermato uno dei nomi proposti dai media, assisteremo ad uno spettacolo dai colori sbiaditi.
Le prospettive sono tutt'altro che incoraggianti e, analizzato lo scenario dal sindacato, quasi pericolose.
Se è vero che le prerogative costituzionali del Presidente non sono molto ampie, Napolitano ha dimostrato che una personalità forte - unita ad interlocutori inconsistenti - può essere in grado di fare vivere al ruolo momenti di pesante centralità politica.
Prospettive pericolose dunque perché l'inquilino uscente del Quirinale ha firmato un testamento politico tutto centrato sulla continuità e se il successore sarà emanazione della volontà politica dei due manovratori citati, non è lecito attendersi stravologimenti in stile Grecia con coinvolgimento popolare ed avvicinamento dei giovani.
Non mi soffermerò sul dire che le sorti del Paese sono affidate ad un condannato in via definitiva, è pleonastico e demagogico, ma sul fatto che i due maggiori interessati alla partita rappresentino un'accopiata bizzarra penso non ci siano temi di smentita: il vecchio ha portato l'Italia all'attuale sfacelo in 20 anni di mal governo ed il giovane, in perfetto stile imbonitore televisivo, campa di promesse ed illsioni.
Sul lavoro, tema a noi più affine, lo stravolgimento ipotizzato non si può nemmeno avvertire, siamo in clima di revisionismo del milione di posti di lavoro berlusconiano ed il contratto a tutele crescenti è una chimera che non palesa le tutele ed anzi liberalizza i licenziamenti, il risultato è un raddoppio temporale del tempo determinato che, unito alle formule contrattuali precarie, manternute a dispetto delle dichiarazioni, relegano lavoratrici e lavoratori ad un ruolo di mal celata schiavitù senza altresì offrire una prospettiva di crescita occupazionale, nel solco di precedenti riforme incebntrate sulla tutela delle posizioni di privilegio.
Se aggiungiamo a questo quadro che il simpatico terzetto - i due succitati con l'aggiunta del loro sodale di prossima elezione - non riuscirà ad incidere minimamente sulle politiche di austerità europee, non ci resta che sperare in Claudio Bisio, alias Giuseppe Garibaldi di un noto e tristemente attuale film. 
                                                                                  Francesco Vazzana

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