lunedì 19 marzo 2012

Ricordo di Marco Biagi a 10 anni dalla morte

Ricorrono i 10 anni dalla morte di Marco Biagi, credo sia giusto ricordare l’avvenimento, il personaggio ma soprattutto fermarsi e riflettere.
Oggi la ricorrenza è quanto mai attuale in ragione degli avvenimenti politici che vedono il mercato del lavoro al centro del dibattito nazionale; Biagi lasciò in eredità una legge che ancora oggi, vigente, offre poche garanzie alle lavoratrici ed ai lavoratori, spesso li rende ricattabili ed ha generato, con le oltre 45 variabili introdotte, una sensibile e concreta diminuzione dei diritti.
Coloro i quali sono assoggettati a contratti quantomeno discutibili, non solo si misurano con retribuzioni spesso inadeguate alle proprie mansioni, ma una volta espulsi dal sistema produttivo — e questo avviene con impressionante frequenza — devono misurarsi con la mancanza di reddito e l’assenza totale di garanzie; gli ammortizzatori sociali infatti non sono strumento applicabile a collaboratori, associati in partecipazione e a molti altri figli del D.lgs 276/03.
Ritengo sia importante, nel momento del ricordo, riflettere scevri da preclusioni ideologiche: il giuslavorista è divenuto un’icona, strumentalizzato da una classe politica che si è protetta per anni dietro la sacralità della morte.
Le distorsioni di un mercato del lavoro assolutamente inadeguato vanno quindi ascritte alla politica ed alla sua inadeguatezza.
Oggi è necessario intervenire su un meccanismo inadeguato, mi auguro (anche se ho fortissimi dubbi in proposito) si sappia tenere conto delle esigenze dei lavoratori con maggior attenzione rispetto a quanto fatto fino ad oggi, in questo senso sarebbe un errore irrimediabile portare a termine una riforma non condivisa dalle parti sociali.
Non mi avventuro in formule che più sapientemente maneggiano personalità più autorevoli del sottoscritto, mi limito a sottolineare che l’arroganza non dovrebbe essere dei tecnici, essi dovrebbero tentare la sintesi delle esigenze delle parti coinvolte offrendo alla politica gli strumenti adeguati.
A 10 anni dalla morte, sommessamente, penso di poter sostenere che se la politica, prevalentemente di destra, non avesse in questi anni manifestato una pericolosissima arroganza, ma si fosse limitata a seguire una strada tracciata e non conclusa, forse non saremmo in queste drammatiche condizioni.
Francesco Vazzana

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