Dopo lo sciopero di ieri mattina è tempo di riflessioni e quella sull’efficacia dello sciopero come strumento di protesta dei lavoratori precari è uno dei nodi più intricati per la Cgil.
Sull’efficacia dello sciopero in sé nulla da recriminare. E’ e rimarrà lo strumento di lotta per eccellenza del lavoratore e del sindacato.
Ce ne sono stati di straordinariamente efficaci, come quello del 14 ottobre 1994 che contribuì con forza alla caduta del primo governo Berlusconi. E ci sono state, al di là dello sciopero, manifestazioni straordinarie, come quella del 23 marzo 2002, con l’allora segretario generale Sergio Cofferati, in difesa dell’articolo 18. Quindi, anche in tempi recenti, il sindacato ha saputo ancora mostrare la sua forza.
Ora, da precaria, so cosa vuol dire vivere il mese di dicembre, non sapendo cosa sarà della tua vita a febbraio, come nel mio caso. Io ieri ho partecipato ma lavoro in Svizzera (contratto di 6 mesi a 680 CHF al mese, 510 euro netti circa) e ufficialmente non ho scioperato, non avrei potuto farlo. Ma mi chiedo: avrei fatto lo stesso se fossi stata una stagista di un'azienda italiana? Forse sì conoscendo la mia indole ma forse, non lo so.
Ci si diploma o ci si laurea con dei sogni e dei progetti e ci si ritrova a dover dormire nella cameretta a fianco a quella di mamma e papà. Dentro ci si sente grandi, anagraficamente in effetti si è grandi, ma la tua denuncia dei redditi decreta lapidariamente che non è così.
Ci si diploma o ci si laurea con dei sogni e dei progetti e ci si ritrova a dover dormire nella cameretta a fianco a quella di mamma e papà. Dentro ci si sente grandi, anagraficamente in effetti si è grandi, ma la tua denuncia dei redditi decreta lapidariamente che non è così.
Certo dalla gavetta ci sono passati tutti, certo i sacrifici all’inizio vanno fatti, ma che diamine la gavetta è una condizione transitoria non permanente.
Discuto con parenti e amici e lo sfogo è pressappoco sempre lo stesso: non è un paese per giovani; ci sfruttano; le tutele collettive, conquistate in anni di lotte sindacali e sancite nei contratti collettivi di lavoro si stanno lentamente indebolendo.
Così la generazione più alfabetizzata della storia del belpaese forma un nuovo popolo. Quello degli stagisti non retribuiti, delle commesse e segretarie a progetto (ditemi dove sta il progetto) e dei collaboratori intermittenti senza garanzie contrattuali e previdenziali.
Lunghi anni di precariato e tanta frustrazione.
A questo bisogna aggiungere che spesso il rapporto tra “padrone” e lavoratore precario non è sempre conflittuale, specialmente nelle aziende piccole come uno studio professionale o una piccola impresa. Nella provincia di Varese le piccole aziende sono le più diffuse. Il tessuto imprenditoriale infatti è costituito da aziende di piccole dimensioni: il 93% sono microimprese (fino a 9 addetti).
Certo il lavoratore precario vive in una condizione di ricattabilità e non sciopera perché ha bisogno di tenersi quel lavoro all’atto della riconferma del contratto ma a volte si sceglie di non scioperare perchè non lo si ritiene utile.
Il giovane neolaureato che viene assunto come stagista o come lavoratore a progetto o come chissa cos'altro....subisce una sorta di sindrome di Stoccolma nei confronti del proprio datore di lavoro poichè ha la sensazione, spesso errata, che l’opportunità lavorativa che gli viene offerta contiene anche una prospettiva e quindi affermare davanti a chi ti da una chance di salvarti dalla disoccupazione, rendendoti un privilegiato, che si aderisce ad uno sciopero, diventa una sorta di "tradimento". L'azienda spesso non capisce o fa finta di non capire, che lo sciopero non è solo una manifestazione di protesta ma anche di solidarietà. Posso o meglio DEVO scioperare anche se io personalmente non vivo una condizione negativa ma i miei coetanei o concittadini o il mio Paese sì...
Per quanto mi riguarda quindi diventa assolutamente improbabile coinvolgere questo tipo di lavoratori in uno sciopero.
Il coinvolgimento deve avvenire dopo che il sogno è stato infranto e cioè quando il lavoratore ha finalmente la consapevolezza di essere stato sfruttato e spremuto come una bionda e succosa arancia di Sicilia.
Semplicemente condividere la propria esperienza su un blog come questo potrebbe essere importante.
Inoltre sarebbe utile invitare i lavoratori ai quali il contratto non è stato confermato, a dire per quale azienda hanno lavorato, verificando l’informazione ovviamente. Così almeno per la provincia di Varese potremmo farci un'idea di quali sono le aziende che sfruttano il lavoro precario, perché le statistiche ci mostrano i dati aggregati invece sarebbe interessante capire chi nella nostra provincia utilizza, come oramai tristemente prassi comune, contratti tipici mascherandoli da atipici.
Gaia Angelo
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